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I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALI DPI.

Il delicato momento che sta vivendo il mondo della Sanità Pubblica del nostro Paese impone un’informazione approfondita e dettagliata riguardante ai dispositivi di protezione individuale, atti a proteggere i lavoratori della sanità dal rischio di esposizione ad agenti biologici.

E’ il caso, perciò di richiamare quanto gli Enti Nazionali per i Lavoratori indicano a tal uopo per i propri assicurati quando si trovano in una condizione di esposizione agli agenti biologici. Le situazioni che si possono verificare si distinguono in: esposizione deliberata o esposizione potenziale. La prima si verifica quando l’attività (di ricerca, diagnostica, didattica) comporta una manipolazione di microrganismi. La seconda, invece, qualora l’attività assistenziale comporti un’esposizione non intenzionale e voluta, ma causata dalla presenza dell’agente patogeno nei pazienti o nei materiali biologici.

Cosa Sono?

I DPI sono attrezzature utilizzate allo scopo di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori (guanti, occhiali, visiere, maschere facciali filtranti, scarpe, ecc.). Il loro utilizzo è raccomandato quando, nonostante l’applicazione delle misure di prevenzione e protezione collettive, i rischi cosiddetti “residui” non sono eliminati o ridotti a livelli accettabili e quindi devono essere ulteriormente contenuti.

Gli indumenti da lavoro d’altra parte, non sono DPI (tute, camici, ecc.) e non proteggono il lavoratore dai rischi specifici. Essi servono per lo più ad evitare di sporcare o contaminare gli abiti civili e devono essere tolti quando il lavoratore abbandona l’area di lavoro, riposti separatamente dai normali indumenti e, se necessario, disinfettati, puliti o sostituti.

Classificazione DPI (Regolamento UE).

  • I categoria: di progettazione semplice (guanti generici per normali attività di pulizia, creme barriera);
  • II categoria: dispositivi non inclusi nei gruppi I e III;
  • III categoria: di progettazione complessa, destinati a proteggere da lesioni gravi, permanenti o dalla morte per l’utilizzo dei quali è obbligatorio l’addestramento.

Il contatto con gli agenti biologici può avvenire in vari modi: attraverso la pelle, le mucose, le vie aeree, l’ingestione accidentale o per via parenterale anche tramite morsi, graffi e punture di insetti.
È necessario, quindi, utilizzare i DPI specifici più idonei a prevenire le diverse modalità di infezione:

  • protezione del corpo;
  • delle mani;
  • sicurezza degli occhi;
  • delle vie respiratorie.

La sicurezza delle vie respiratorie è la più importante.

Per le vie respiratorie i dpi sono diversi in base allo scopo per cui devono essere impiegati; l’obiettivo però è sempre evitare o limitare l’ingresso di agenti potenzialmente pericolosi (fumi, polveri, fibre o microrganismi) nelle vie aeree. La protezione è garantita dalla capacità filtrante dei dispositivi in grado di trattenere le particelle aero-disperse, per lo più in funzione delle dimensioni, della forma e della densità, impedendone l’inalazione.
I microrganismi sono trasportati in aria sotto forma di particelle solide o liquide (goccioline) in grado di rimanere in sospensione per periodi di tempo variabili a seconda delle dimensioni. Pertanto, nello svolgimento di attività che potrebbero causare dispersione di goccioline, è necessario utilizzare i DPI per le vie respiratorie per prevenire il rischio di esposizione agli agenti biologici patogeni. Alcuni esempi di attività lavorative a rischio sono: le attività sanitarie a contatto con pazienti affetti da malattie infettive a trasmissione aerea; le attività zootecniche, alcune procedure condotte nei laboratori biologici e microbiologici; il lavoro presso impianti di trattamento di rifiuti solidi o liquidi; la manutenzione e la bonifica di impianti idrici e di climatizzazione.

I più utilizzati per le vie respiratorie.

I DPI più utilizzati per la protezione delle vie aeree sono le semi-maschere filtranti monouso che soddisfano i requisiti richiesti dalla norma tecnica UNI EN 149:2001 (semi maschere filtranti anti polvere). Questi sono dispositivi muniti di filtri che proteggono bocca, naso e mento. Si suddividono in tre classi in funzione dell’efficienza filtrante: FFP1, FFP2 e FFP3. Le lettere FF sono l’acronimo di “facciale filtrante”; P indica la “protezione dalla polvere”; mentre i numeri 1, 2, 3 individuano il livello crescente di protezione (bassa > 80%, media > 94% e alta > 99%). In presenza di contaminazioni elevate o di agenti biologici estremamente pericolosi come quelli di gruppo 4 (per es. virus delle febbri emorragiche), potrebbe essere necessario isolare completamente l’operatore dall’ambiente esterno impiegando autorespiratori che forniscono aria diversa da quella dell’ambiente di lavoro.

Quale tipologia utilizzare (FFP1-2-3).

Per le attività sanitarie, veterinarie o di laboratorio è raccomandato l’utilizzo di maschere intere con protezione P2. Esse aventi capacità filtrante pari almeno al 95%, perdita di tenuta non superiore al 10% ed efficienza di filtrazione dei microrganismi del 94%. Nell’esecuzione di particolari procedure assistenziali che possono aumentare il rischio di dispersione nell’aria di secrezioni respiratorie (es. broncoscopie, aerosolterapie) è raccomandabile dotarsi di protezioni aventi efficienza filtrante P3.

Le mascherine chirurgiche.

Non sono DPI le “mascherine chirurgiche” o “igieniche” sprovviste di filtro di cui alla norma UNI EN 14683, comunemente impiegate in ambito sanitario e nell’industria alimentare. Queste infatti appartengono alla categoria dei dispositivi medici e non proteggono l’operatore, bensì il paziente o l’alimento dalle possibili contaminazioni.

Consigli utili per la sicurezza.

I facciali filtranti monouso non dovrebbero essere riutilizzati e devono essere scartati se danneggiati, sporchi o contaminati da sangue o altri fluidi biologici; quelli riutilizzabili devono essere sanificati prima di essere nuovamente indossati.

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